Il fossile è il passato: la miopia energetica del governo Meloni

Il governo Meloni continua ad affrontare la crisi energetica ignorando il futuro. Le misure attuate finora si rivelano un paravento per sostenere i combustibili fossili. Non viene scalfito il monopolio delle grandi compagnie fossili, i cui extraprofitti miliardari restano intatti invece di essere redistribuiti a favore dei cittadini e della transizione.

Questa gestione dimostra una totale incapacità di cogliere la crisi attuale come un momento strategico per cambiare rotta.Invece di investire con coraggio sulle energie rinnovabili, l’esecutivo frena la transizione ecologica.

Manca una pianificazione strategica per installare impianti solari ed eolici utilizzando esclusivamente il territorio già degradato, come aree industriali dismesse, tetti e cave ecc. In questo modo si eviterebbe il consumo di suolo agricolo e si valorizzerebbero zone destinate all’abbandono.

Le priorità di spesa pubblica appaiono distorte.

Risorse immense vengono sottratte all’ investimento sul trasporto collettivo, che vive una crisi strutturale e necessiterebbe di massicci interventi per diventare il più possibile gratuito, capillare ed efficiente. Al contrario, lo Stato preferisce guardare con fiducia a riarmo e industrie armiere, alimentando un’economia di guerra anziché una transizione di pace e benessere sociale.

In questo scenario si inserisce il ritorno della retorica sul nucleare. Su questo tema, la posizione espressa dal Partito Democratico, che invita ad affrontare la questione “senza pregiudizi ideologici”, è debole e ambigua.

Non si tratta di ideologia, ma di pragmatismo e sicurezza. Il nucleare va abbandonato in fretta perché intrinsecamente pericoloso, costoso e centralizzato. Le promesse, invero mitologiche, del governo si basano sulle retoriche dell’innovazione tecnologica e su fantomatici reattori puliti. La realtà scientifica ed economica ci dice che siamo ancora fermi alla vecchia tecnologia della fissione. Questo significa portarsi dietro i medesimi problemi irrisolti di sempre: la gestione delle scorie radioattive, i tempi di costruzione lunghissimi, i costi stratosferici che ricadono sulla collettività e il rischio di incidenti catastrofici.

Il governo Meloni e le opposizioni timide confondono la propaganda con la strategia. Investire oggi nel fossile e nel nucleare significa legare le mani al Paese per i prossimi trent’anni, condannando l’Italia alla dipendenza energetica e al collasso climatico. La vera sovranità energetica si costruisce nei territori, con le comunità energetiche, il trasporto pubblico, la mobilità collettiva e l’efficienza. Tutto il resto è un favore alle lobby del passato.

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