La Regione Siciliana ha pubblicato il 28 agosto, attraverso il proprio Ufficio di Bruxelles, un Alert con dieci opportunità europee in scadenza dal 2 al 29 settembre 2026. I bandi riguardano innovazione, energia, economia circolare, biodiversità, agricoltura, suolo, riduzione dell’inquinamento, cultura, ricerca e sviluppo territoriale.
Sono esattamente i campi nei quali la Sicilia ha bisogni urgenti e potenzialità ancora largamente inespresse. Si tratta di fondi per circa un miliardo e 700 milioni di euro, non poco. La pubblicazione è utile, sebbene avvenga a ridosso delle scadenze. Per partecipare ai vari programmi, tuttavia, è stato necessario attivarsi con molto anticipo, seguendo le indicazioni e i tempi stabiliti da Bruxelles.
La Sicilia ha già partecipato a questi progetti e programmi. Università, Regione, enti di ricerca, associazioni, imprese ed enti locali hanno maturato esperienze nei programmi europei LIFE, Horizon Europe e MSCA nei campi della biodiversità, dell’ambiente, dell’acqua, della resilienza climatica, dell’agricoltura e dell’economia circolare. Esiste quindi un patrimonio di competenze e relazioni che può essere ulteriormente valorizzato, coinvolgendo i territori come luoghi di sperimentazione e innovazione.
Il limite, dunque, non è l’assenza totale di esperienze, ma la loro frammentazione. I progetti finanziati restano distribuiti tra Regione, atenei, siti delle associazioni, banche dati europee e singoli enti. Non esiste una mappa regionale facilmente consultabile che indichi chi ha presentato proposte, chi è stato finanziato, chi è stato escluso, quanti euro sono stati richiesti, quali progetti sono stati valutati positivamente ma lasciati senza fondi e quali competenze possono essere riutilizzate nei bandi successivi. Senza questo patrimonio informativo, ogni nuova call rischia di essere trattata come un evento isolato, anziché come una tappa di una strategia pluriennale.
Naturalmente, i fondi non sono ripartiti automaticamente tra le Regioni. Per questo, disporre di un patrimonio di esperienze e competenze pregresse potrebbe essere decisivo per l’aggiudicazione delle risorse. La quota ottenibile dipende infatti dalla qualità delle proposte, dalle reti internazionali e dalla capacità amministrativa dei partecipanti.
I precedenti però non depongono a favore della Sicilia. Un esempio per tutti. Nel 2021, tutti i 31 progetti siciliani presentati nel PNRR per le infrastrutture irrigue furono dichiarati inammissibili, con circa 423 milioni di euro di investimenti potenziali non ottenuti.
Il caso non riguarda i fondi diretti UE oggi indicati nell’Alert, ma rappresenta un segnale particolarmente grave perché coinvolge acqua, agricoltura, suolo e resilienza climatica. Sono quattro delle principali emergenze siciliane e quattro temi che tornano nelle call Horizon, LIFE e Mission Soil.
La Regione dovrebbe quindi creare una struttura stabile e operativa per la progettazione europea diretta, dotata di competenze tecniche, personale dedicato, strumenti di monitoraggio e obiettivi pubblici misurabili. Non un ufficio che si limiti a segnalare le opportunità o a inviare gli alert, ma una vera cabina di regia capace di accompagnare soggetti pubblici e privati dall’idea alla candidatura, fino alla gestione del progetto finanziato.
Insomma, la Sicilia dovrebbe dotarsi di una strategia stabile sui fondi europei diretti, fondata su trasparenza, programmazione e assistenza. Servirebbe una sorta di cruscotto pubblico sui progetti presentati e finanziati, tavoli tecnici attivati con largo anticipo sulle principali priorità territoriali e un servizio regionale di europrogettazione a supporto soprattutto dei piccoli Comuni, ma anche di imprese, startup e associazionismo. Ogni anno, infine, andrebbero pubblicati risultati, risorse ottenute e criticità, per correggere gli errori e aumentare la capacità della Sicilia di attrarre finanziamenti europei.
La Sicilia avrebbe enormi opportunità di partecipare a numerosi progetti europei e di ottenerne i relativi finanziamenti. Abbiamo territori, università, competenze, associazioni, imprese e problemi concreti che l’Europa è disponibile a finanziare. Quello che manca è però una politica continuativa della progettazione e una regia pubblica capace di muoversi prima delle scadenze, costruire partenariati affidabili e rendere trasparente il percorso delle candidature. I fondi europei non sono una risorsa automatica e non si conquistano con un Alert pubblicato all’ultimo momento.